7
Gen 2019
Numero Nr. 491
Adriano Olivetti per il capo azienda di oggi

Non mancava di senso pratico e non era un idealista utopico, come spesso descritto. E' stato invece uno dei precursori del Made in Italy. Buon comunicatore che credeva nella bellezza – come sara’ poi Steve Jobs -, allargava le proprie competenze alle sfide contemporanee. Dopo di lui, la strategia di business di Olivetti non e’ piu’ stata all’altezza delle opportunita’.

 

Efficiente organizzatore e innovatore, voleva piu’ di ogni altra cosa far crescere l'azienda cercando sempre nuovi spazi di mercato ovunque  nel mondo. E alcune sue iniziative ci possono offrire idee molto attuali e farci riflettere su come dovrebbe essere oggi il mestiere del capo azienda…

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Troppa specializzazione può rappresentare un limite

Figlio di un ingegnere elettronico, Adriano era laureato in chimica industriale. Un viaggio negli Stati Uniti, l’anno dopo essere entrato nell’azienda paterna, lo portò a visitare le imprese di quel Paese e fin dall’inizio s’interessò agli aspetti operativi.

Perseguiva l’efficienza organizzativa con approccio scientifico. Trasformò i processi produttivi delle fabbriche istituendo, tra i primi in Italia, l'ufficio tempi e metodi che impiegava operai esperti e psicologi per trovare le soluzioni più efficienti e sostenibili. Promosse la formazione del personale sia tecnico sia di vendita e realizzò una rete commerciale che non aveva uguali in quel tempo.

Oggi più che mai, alla preparazione tecnica di partenza, il capo azienda deve aggiungere competenze diverse: management, finanza, commerciali e motivazione delle risorse umane.

 

Motivare comunicando

Il suo primo fattore di successo è stato ricercare la bellezza come fulcro della comunicazione globale. Quella dei prodotti e dei punti vendita serviva per stupire il cliente e esaltare i caratteri innovativi del marchio: un interessante parallelo con Steve Jobs e la sua Apple. La bellezza dei posti di lavoro era finalizzata a far lavorare in un ambiente razionale, in modo da generare una predisposizione d'animo favorevole all'impegno (degli operai e dei manager) e alla condizione che fa dare il meglio di sé.

La bellezza per lui era il veicolo di comunicazione più efficace che ha permesso una diffusione senza uguali di un marchio italiano nel mondo. Un tratto che oggi contraddistingue i prodotti italiani, non solo nelle macchine, nell'arredo e nella moda.

Il capo azienda è la voce dell’impresa e deve comunicare in modo efficace all’interno e all’esterno, meglio se sa individuare la cifra distintiva capace di esaltare la comunicazione globale della sua impresa. Ovviamente deve saper spiegare le motivazioni dell’ultimo dispositivo o servizio che si sta sviluppando a un pubblico vario, tra cui scienziati, tecnici, investitori, consumatori, amministratori e organismi pubblici di regolamentazione. Comunicare per motivare!

 

Il ruolo dei consulenti indipendenti

Rispettava le persone e il suo carattere attento agli altri lo portava ad ascoltare in modo aperto e cordiale. Fino a promuovere iniziative a vantaggio dei lavoratori che hanno portato alcuni osservatori a ipotizzare uno "stato sociale olivettiano". Per lui erano concessioni "calcolate" e si preoccupava di valutarne il ritorno economico. Insisteva per considerarne gli effetti in modo complessivo, adottando una prospettiva allargata e di medio periodo. Anche in questo è stato un innovatore.

Ha sempre favorito il ricorso a consulenti esterni per portare in azienda le migliori pratiche nelle diverse discipline, sempre aperto a punti di vista e prospettive diverse da quelle che si formavano in azienda.

Se il Capo azienda ha una preparazione di tipo amministrativo, potrebbe avere difficoltà ad apprezzare le sfide della scienza che sta alla base del prodotto o servizio offerto al mercato. Se fosse di tipo tecnico (molti si sono formati sul prodotto) potrebbe avere difficoltà a comprendere l’evoluzione del comportamento dei consumatori, i fondamenti della strategia competitiva o l’altalenante settore finanziario. Questo spiega le ragioni che spingono le aziende di successo a ricorrere a consiglieri ed esperti industriali per le loro decisioni più sfidanti: essi forniscono una prospettiva diversa, un approfondimento sugli aspetti critici oltre a facilitare l’innovazione strategica e organizzativa.

 

L’avventura nell’informatica

La sua avventura pionieristica nel mondo dell’elettronica inizia con un attrezzato laboratorio di talenti, prosegue con i primi passi dell’informatica fino l'Elea 9003, il primo calcolatore completamente a transistor, infine alla realizzazione del primo PC. Eppure, nel ’64, l’Olivetti è costretta ad abbandonare l’elettronica.

Alla morte di Adriano venne alla luce la fragilità di governo dell'azienda. Il 70% era suddiviso in sei rami familiari in disaccordo tra loro. Entrarono nel capitale Fiat, Imi, CentraleMediobanca e Pirelli. La dichiarazione di Vittorio Valletta del 30 aprile 1964: «La società di Ivrea è strutturalmente solida, potrà superare senza grosse difficoltà il momento critico. Sul suo futuro pende però una minaccia, un neo da estirpare: l'essersi inserita nel settore elettronico, per il quale occorrono investimenti che nessuna azienda italiana può affrontare».

Il nuovo management puntò tutto sul lancio della nuova calcolatrice meccanica Logos 27 ma le prime calcolatrici elettroniche giapponesi ebbero la meglio. Nel 1978 entrò Carlo De Benedetti come azionista di riferimento. Fu un ritorno ai PC che, insieme all’ampiamento della gamma, fece ritrovare all’azienda la sua fama internazionale. Ma una nuova grave crisi nel 1996 segnò la fine di questa gestione e determinò l’inizio della lunga e onerosa ristrutturazione delle attività, alcune delle quali, con alterne fortune, sono arrivate ai giorni nostri.

A dimostrazione che la strategia di business rimane la chiave per sostenere l’azienda attraverso i cicli tecnologici ed economici.

 

Una nuova biografia

Adriano Olivetti muore improvvisamente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna il 27 febbraio 1960. Lascia un'azienda presente su tutti i maggiori mercati internazionali, con 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all'estero; ma soprattutto lascia un’impronta indelebile nella storia di un’impresa e di un territorio, un segno inconfondibile nell’industria italiana ed europea.

La biografia "Adriano Olivetti, lezioni di business" di Carlo Mazzei, Area51 editore, riguarda gli anni in cui è stato a capo dell'azienda dal 1932 al 1960.

 

Benedetta Ragazzola

 

Applicazione in azienda: Tra gli insegnamenti che ci ha lasciato Adriano Olivetti c'è l'importanza della comunicazione, non solo attraverso con le parole ma anche con la bellezza dei prodotti, dei punti vendita e degli ambienti di lavoro. Oltre ad avere un ruolo fondamentale, la comunicazione è una competenza chiave del leader necessaria per motivare le persone, dagli operai ai manager, dai fornitori ai clienti. Come capo azienda si assicuri di dedicare tempo e risorse per sviluppare questa competenza chiave.
Parola Chiave: leadership