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Dic 2017
Numero N. 441
Produttivita’? La sfida che dobbiamo vincere

I risultati delle 5.235 maggiori aziende a controllo italiano, analizzate per il Premio Produttività Ceccarelli 2017, rivelano nuove riflessioni sull’attuale evoluzione dei mercati, su opportunità, sfide e su cosa le aziende migliori stiano facendo per battere i concorrenti.

L’Istat ha appena segnalato che nel periodo 2000-2014 abbiamo accumulato un ritardo rispetto ai paesi europei del 6,2% nella produttivita’ totale dei fattori e del 7,1% nel Pil pro capite. Successivamente le cose sono andate un po’ migliorando ma lo svantaggio e’ ancora vistoso.  

La prova che non dobbiamo perdere, quindi, e’ proprio quella della produttivita’ totale, il fattore che ci permette di guidare la trasformazione delle nostre imprese e di realizzare  i risultati piu’ significativi. Ora e’ possibile introdurre cambiamenti facendo tesoro delle nuove conoscenze, in una favorevole fase di mercato. E’ quindi il momento dell’azione la cui efficacia non dipende dal settore ma dalla singola azienda (vedi tab. 2)!

Cominciamo con una visione d’insieme…

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Organizzate le aziende nelle 6 categorie riferite alla catena del valore, si nota che quelle maggiormente premiate sono le più vicine al mercato finale: migliori sono i servizi, seguiti da beni strumentali, distribuzione, beni di consumo, componenti e, infine, materie prime e semilavorati.

Nell’ambito delle 6 categorie si riscontrano risultati molto simili per capacità commerciale ma allo stesso tempo molto differenziati per quanto riguarda sia la capacità organizzativa sia l’intensità di capitale impiegato. I dati del Premio Ceccarelli si basano sui bilanci di 3 anni: 2013-2015.

 

La produttività totale comprende mercato, organizzazione e capitale

La produttività totale (ICP®) registra una differenza di 8,4 punti tra la prestazione migliore e la peggiore delle sei categorie. L’elemento di maggior interesse è come essa passi dal valore peggiore a quello migliore man mano che la posizione nella filiera si sposta dal lato della produzione al lato del mercato finale: dalle materie prime, alla trasformazione e alla distribuzione. I servizi rappresentano, infine, il comparto trasversale alla filiera, con il livello più alto di produttività.

 

La produttività di mercato (ICP/M) non varia molto tra le categorie (solo 1,8 punti) probabilmente perché la capacità di cogliere le opportunità che si presentano e di stare vicini ai clienti non è specifica di un settore ma dipende dalla gestione da parte del management. La categoria più virtuosa è quella dei beni strumentali, probabilmente a causa del potere negoziale a favore del produttore di strumenti utili alla produzione di valore, non acquistati in continuazione ma secondo le esigenze. La categoria meno virtuosa è quelle dei componenti nei quali il potere negoziale si sposta a favore del cliente in quanto si tratta di forniture ripetitive.

La produttività organizzativa (ICP/O) evidenzia una forte differenza (ben 23,7 punti) tra le categorie: la migliore è quella dei servizi, la peggiore quella della distribuzione. La prima gode di un valore aggiunto significativo rispetto al valore della produzione e una struttura dei costi più snella e flessibile. La seconda deve organizzare operazioni ad alta rotazione, con un valore aggiunto relativamente modesto.

Anche la produttività del capitale (ICP/C) mostra una significativa differenza (18,9 punti) tra le categorie. La migliore è la distribuzione, appunto, che usufruisce di un modello di business a bassa intensità di capitale, cioè in grado di generare un maggiore volume d’affari a parità d’immobilizzazione finanziaria. Le altre cinque categorie si posizionano a un livello di produttività specifica intorno alla metà rispetto alla distribuzione.

La redditività della crescita non dipende dal settore ma dalle singole aziende

La leva operativa più immediata per valutare l’efficacia della crescita sulla redditività è la relazione nel triennio tra variazione di Ebitda e variazione di fatturato (valore della produzione). Questa analisi mette in evidenza che in tutte le categorie i risultati conseguiti, a livello del 25° e del 75° percentile, mostrano differenze molto ampie: ciò dimostra che  numerose aziende hanno saputo reagire alla congiuntura negativa che abbiamo attraversato negli anni scorsi con significative riorganizzazioni (Tabella 2: 1,1 vs 4,9). Il fenomeno mette anche in forte evidenza che lo sfruttamento la leva operativa non dipende tanto dal settore bensì dall’abilità delle singole aziende di agire su tutte le leve a disposizione: mercato, organizzazione e capitale!

L’obiettivo della crescita si conferma ancora una volta ineludibile per tutte le aziende perché porta con sé l’aumento della redditività. Per le aziende più virtuose l’effetto risulta realmente straordinario!

 

 

I principali settori hanno prestazioni molto differenziate

Le 5.235 aziende analizzate sono attive in 27 settori principali. I primi 5 (servizi professionali, agroalimentare e bevande, automotive, estrazione e metallurgia, macchine industriali) coprono il 51% delle aziende e il 54% del valore della produzione.

Il settore più rappresentativo in termini di numerosità di aziende (22% del totale) e di valore della produzione generato (33% del totale) nel 2015 è quello dei servizi professionali. Ha registrato una crescita del valore della produzione nel triennio del 2,9% e ha incrementato il valore aggiunto del 7%. In termini di produttività ha registrato un ICP® del 26,8 grazie soprattutto a ICP/M del 27,4 e ICP/O del 30,5.

Il secondo settore per numerosità d’aziende è l’agroalimentare e bevande che pesa per il 12,2% del campione. Le aziende di questo settore hanno registrato una crescita del valore della produzione nel triennio del 4,7% e del valore aggiunto del 7,7%. In termini di produttività hanno registrato un ICP® del 23,4.

Il settore automotive è al terzo posto per numero di aziende: 5,6% del campione. Ha registrato una sensibile crescita del valore della produzione nel triennio, pari al 23,1%, sebbene le imprese non siano riuscite a incrementare il valore aggiunto nella stessa misura limitandosi al 15,4%. La produttività è stata di 30,4 trainata principalmente dal mercato (33,5) e penalizzata dall’organizzazione (10,4).

Le aziende dell’estrazione e metallurgia sono il 5,5% del totale, con una crescita minima della produzione pari a 0,8% nel triennio, sebbene siano riuscite a migliorare il processo di trasformazione degli input in output, registrano un aumento dell’8,8% del valore aggiunto. La produttività complessiva del settore è bassa con un ICP® del 19,3.

Il settore delle macchine industriali, il 5,5% del campione, ha registrato una crescita del valore della produzione del 12% nel triennio e del 12,8% del valore aggiunto. La produttività è stata 29,8 trainata dalla produttività del mercato ICP/M di 27,5 e dell’organizzazione ICP/O di 28.

Nei prossimi numeri dedicati alla produttività totale entreremo in dettaglio nelle differenti categorie considerate. 

Per le classifiche e le analisi:

http://www.produttivita-icp.it

Applicazione in azienda: Fatturato, EBITda, EBIT sono indicatori significativi dell’andamento aziendale. Ma per il miglioramento della produttività totale serve valutare meglio la capacità di sfruttare tutte le risorse a disposizione. La nostra prima raccomandazione è di integrare i sistemi di controllo con indicatori più specifici di produttività delle risorse scarse: il tempo e il capitale.
Parola Chiave: produttività
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