19
Nov 2018
Numero Nr. 486
Elica, l’indispensabile integrazione organizzativa

L’azienda n. 1 nelle cappe aspiranti riscuote l’interesse degli investitori e il nuovo management persegue una visione ambiziosa. L’analisi evidenzia un’opportunita’ da cogliere di 30 mln di Ebitda. La nostra opinione e’ che l’integrazione commerciale-produzione ne sia il cardine.

 

Partire dalla cappa tradizionale, aggiungere design, digitale e connettivita’ per creare valore nella ventilazione, filtraggio e purificazione dell’aria. Ecco riassunta la visione del top management di Elica. Che è partita dall’essere N. 1 per numero di cappe aspiranti per uso domestico e ha vinto il Compasso D’Oro Adi per il nuovo piano aspirante firmato da Fabrizio Crisa’… 

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Un fattore critico per cucinare bene, oggi poco controllabile, è la gestione delle temperature all’interno della padella secondo i cibi in preparazione. Elica è attualmente impegnata in piani cottura aspiranti, con la bilancia a bordo e lo chef digitale programmato a questo scopo.

Una visione che viene spinta fino a soluzioni innovative per mettere insieme più elettrodomestici in un unico prodotto e prosegue andando ad assicurare la qualità dell’aria nell'abitazione: “dalla cucina alla casa, da apparecchi a sistemi”.  

 

Un’opportunità da cogliere di 30 mln euro di Ebitda

La nostra analisi è basata sui fondamentali ed è finalizzata a considerazioni di natura organizzativa e industriale, non solo finanziaria.

Assumendo che nel triennio 2018-2020 l'azienda possa allinearsi alle migliori pratiche del nostro osservatorio – maggiori imprese italiane dei comparti beni di consumo e dei componenti - sia per crescita del fatturato (+17,8%), sia per crescita del valore aggiunto (+20,2%), sia per leva operativa sui costi (0,40), le prestazioni migliorerebbero in modo significativo: +85 mln di fatturato raggiungendo i 564, +45 milioni di valore aggiunto toccando i 269, +10 punti percentuali di Roi arrivando al 18,9% e +30 milioni di Ebitda raggiungendo i 67.

 

Crescita virtuosa grazie alla leva operativa

Nel triennio 2015-2017, il miglioramento dell'Ebitda è stato frutto della combinazione di aumento dei volumi, miglioramento del mix di vendita ed efficienza operativa. In particolare, creare valore aggiunto è il primo segnale di una strategia efficace: si aggiunge valore ai componenti impiegati e si ottiene dal mercato il riconoscimento dell’utilità dei processi di trasformazione dei prodotti.

In questo l’azienda è stata efficace, grazie all’aumento del valore aggiunto di 19,6 mln, frutto della combinazione +17,4 mln per aumento dei volumi e +2,1 mln per miglioramento del mix. E i costi operativi sono aumentati di 10,2 milioni invece di 15, come ci sarebbe aspettato se non ci fosse stato il miglioramento dell'efficienza operativa che contribuisce per 4,8 mln.

Il miglioramento di 5,5 punti percentuali di Roi è principalmente dovuto all'aumento della redditività delle vendite (4,7 pp) e in misura minore all'aumento della rotazione del capitale investito (0,8 pp).                              

I costi operativi sono cresciuti del 5,78% contro una crescita del valore aggiunto del 9,59% con un impatto positivo sull’Ebitda. La leva operativa sui costi è quindi di 0,6 contro la mediana dei comparto beni di consumo e dei componenti, del nostro osservatorio, rispettivamente  di 0,86 e 0,87.

 

L’integrazione commerciale-produzione

L'azienda sta perseguendo lo spostamento del mix da marchi Oem a marchio proprio. E’ nostra opinione che ulteriori miglioramenti di redditività e di competitività si potrebbero realizzare gestendo il commerciale in modo da ottimizzare l'impiego degli asset produttivi. In particolare, privilegiando i prodotti/clienti che massimizzano la redditività dei fattori scarsi (tempo, capitale, spazio...) con benefici sull'assorbimento dei costi e sulla competitività dei prodotti.

A questo scopo sarebbe utile chiarire, da una parte, ciò che realmente crea valore per i clienti sia a livello di gamma prodotti sia in termini di attività svolte, dall’altra, assicurare l’ottimizzazione operativa basata sul margine di contribuzione per ora lavorata.

Il miglioramento di competitività potrebbe essere usato sia per incrementare la redditività sia per conquistare nuovi spazi di mercato.

Non vogliamo affermare che l’azienda stia trascurando questi obiettivi, tout court, ma la nostra opinione è che questa sia l’area sulla quale richiamare l’attenzione.

Nuovi mercati e nuovi clienti per crescere 

In azienda è arrivato nuovo management a rafforzare il vertice. Così si è consolidata la competenza per operare in contesti competitivi.  Apprezzata alla Borsa di Milano, mercato Star, l’agenzia Akros ha alzato la raccomandazione da hold a buy indicando un potenziale di rivalutazione. Da 6 trimestri l’Ebitda è in crescita: da 7,4 mln euro nel quarto trim. 2016 fino a 10,4 mln nel secondo trim. 2018. Miglioramenti dovuti principalmente a volumi, prezzi e mix seguiti da efficienza operativa.

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Il record storico di fatturato è il 2017 con 479,3 mln euro, +9,1% rispetto al 2016: ricavi sostenuti dal mercato asiatico ed est-europeo - in particolare Russia e Turchia -. La crescita riguarda tutte le aree di business: cooking-cappe (86% dei ricavi) serviti con vari marchi, in modo da coprire le varie fasce di mercato (la quota di mercato è passata in tre anni dal 13 al 14% mentre quella dei marchi propri dal 4 al 5%); i motori elettrici a marchio Fime sono cresciuti del 12,4%. Il risultato netto è stato pari a 1,4 mln euro rispetto alla perdita di 5,5 nell’esercizio precedente. 

Nel primo semestre 2018 i ricavi hanno registrato +0,2% (+5,5 al netto dell'effetto cambio e della variazione del perimetro di consolidamento) con trend positivo in Russia e in India; il brand Elica un +11,7%, l’Ebitda +9,2% e l’Ebit +28,8%. Questo, in un mercato di riferimento previsto in leggera crescita ovunque, dal minimo in Asia del 1,5% al massimo in Emea del 2,7%. 

                                  

Un’impresa impegnata su più dimensioni

L’azienda marchigiana di Fabriano, produce quasi 21 mln di pezzi in 8 siti produttivi di quattro continenti (Italia, Messico, Polonia, Germania, India e Cina). 3.700 dipendenti di cui 1.100 in Italia. Ancora molto sbilanciata su Emea (72% dei ricavi), sta sviluppando  le Americhe (15%) e  l’Asia (13%).

Due temi su cui si è esposta con la comunità finanziaria sono: puntare sui prodotti a marchio proprio, anche riducendo la produzione per terzi, e sull’efficienza dei processi produttivi, con interventi sugli impianti. Oggi i primi sono poco più del 45% del fatturato, ma in crescita, e forniscono un maggiore valore aggiunto (i marchi propri hanno 1,5 volte il margine di quelli Oem). C’è stato il raddoppio dello stabilimento in Messico che serve il Nord America e un programma simile è previsto in Giappone e Cina per i mercati locali. 

           

Piercarlo Ceccarelli

 

"Le quotate italiane" di Ceccarelli

L’analisi della aziende quotate ha l'obiettivo d'integrare la prospettiva industriale-organizzativa nell'ampio panorama di analisi finanziarie. L'esclusivo osservatorio dedicato alle imprese italiane (ricavi superiori a 50 mln) e' la base per valutare i potenziali di miglioramento della redditivita' e le leve su cui agire.

Applicazione in azienda: Efficace portafoglio prodotti e fabbriche efficienti non sono quanto basta a ottenere tutto il potenziale di valore contenuto nei mercati. Serve perfetta integrazione tra l’impiego delle risorse critiche (quelle scarse e che assorbono capitali) e l’utilità riconosciuta dai clienti (misurata attraverso valore aggiunto e margine di contribuzione). Una sfida manageriale prima che tecnologica!
Parola Chiave: casi aziendali
Per approfondire: Le quotate italiane